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Continuità operativa

Backup e continuità operativa

Cosa succede il giorno in cui i sistemi si fermano.

· 4 min di lettura

Nessuna difesa è impenetrabile. Per questo la domanda giusta non è solo "come evito l'incidente", ma anche "quanto in fretta torno operativo quando accade". È qui che si gioca la differenza tra un disagio di qualche ora e una crisi aziendale.

Il backup è l'ultima linea di difesa, e gli attaccanti lo sanno

Il ransomware moderno non cifra subito: prima resta silenzioso in rete, individua i backup e li compromette o li cancella. Solo dopo colpisce. Un backup raggiungibile con le stesse credenziali del resto della rete, quindi, potrebbe non esserci più proprio quando serve.

La regola 3-2-1, aggiornata

È il riferimento più solido e resta valido: 3 copie dei dati, su 2 supporti diversi, di cui 1 fuori sede. Oggi si aggiungono due elementi che fanno la differenza:

  • una copia immutabile o offline, che non può essere modificata né cancellata per un periodo definito, nemmeno da un amministratore compromesso;
  • zero errori nei test di ripristino, verificati e documentati.

Attenzione: sincronizzare non è fare backup

OneDrive, Google Drive, Dropbox e simili sono strumenti di sincronizzazione. Se un file viene cifrato o cancellato, la modifica si propaga a tutte le copie. Lo stesso vale per la posta e i dati su Microsoft 365 o Google Workspace: il fornitore garantisce la disponibilità della piattaforma, la protezione dei contenuti resta responsabilità del cliente. È un punto che sorprende molte aziende, spesso nel momento sbagliato.

Due numeri da decidere prima, non dopo

  • RTO (Recovery Time Objective): quante ore puoi restare fermo prima che il danno diventi serio.
  • RPO (Recovery Point Objective): quanti dati puoi permetterti di perdere — un'ora di lavoro, un giorno, una settimana.

Sono decisioni di business, non tecniche. Una volta stabiliti, questi due valori determinano tecnologie, frequenza dei backup e costi. Definirli richiede una riunione; scoprirli durante un'emergenza costa molto di più.

Il piano che serve davvero

Un piano di continuità utile sta in poche pagine e risponde a domande concrete: chi decide che siamo in emergenza, chi chiama chi (con i numeri stampati, perché la rubrica aziendale potrebbe essere inaccessibile), quali sistemi si ripristinano per primi, come si lavora nel frattempo, come si comunica a clienti e fornitori.

E soprattutto: va provato. Un ripristino di prova all'anno, cronometrato e verbalizzato, vale più di qualsiasi documento perfetto mai testato. Vale la pena ricordare che la continuità operativa e la gestione delle crisi rientrano tra gli ambiti espressamente richiesti dalla normativa NIS2: chi si sta adeguando trova qui una delle voci su cui è più facile fare progressi rapidi e dimostrabili.

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Parliamone nel concreto

Ogni tema di questo articolo diventa diverso quando lo si applica alla tua azienda. Raccontaci la tua situazione, la analizziamo insieme.

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